Consi glio comunale. Seduta congiunta con l'Assemblea del Municipio 3, l'intervento della Presidente Elena Buscemi

L'intervento della Presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi

Care consigliere e consiglieri, care presidenti e assessori,
innanzitutto, grazie per averci accolto e per aver accettato la proposta di riunire per una seduta congiunta le nostre due assemblee: non si tratta di un rito, né tantomeno di un "passaggio obbligato". Possiamo dire che abbiamo scelto insieme di avviare un percorso inusuale e non scontato. 

Desidero da subito chiarire lo spirito che anima questa nostra iniziativa, che speriamo di ripetere in tutti i Municipi della città: se oggi siamo qui è perché crediamo che solo dalla conoscenza e dall'ascolto possa nascere la consapevolezza politica necessaria a indirizzare l'azione amministrativa sulla città.   

Se siamo qui è per incontrarvi e soprattutto ascoltarvi. In maniera libera, senza pregiudizi o preconcetti, senza intendere questo nostro momento di confronto come una ribalta o una passerella per sfilate elettorali, un momento per lamentarsi in maniera strumentale o celebrarsi allo stesso modo; siamo qui nella convinzione che il Consiglio comunale, e le assemblee municipali, siano il cuore pulsante del dibattito politico cittadino e territoriale, e che debbano ritrovare la loro funzione di anima ispiratrice delle politiche di chi governa la città e il territorio.   

Nella scorsa consiliatura è successo qualcosa che potrebbe assomigliare al percorso che vorremmo avviare questa sera: la Giunta si è riunita nei quartieri della città, per avvicinarsi ai contesti sui quali l'Amministrazione intendeva concentrare attenzione, sforzi e risorse.   

Al centro di quegli incontri c'era una prospettiva orientata all'azione. A quella già fatta, a quella da programmare e progettare, a quella da riprendere e ribadire, a quella da rivedere e correggere.  

In questo percorso manterremo la centralità del locale, del territorio e del contesto ma cercheremo di raccogliere da voi input, suggestioni e suggerimenti per sviluppare, nella dinamica del confronto in Aula, azioni politiche e amministrative da tradurre in delibere di iniziativa consiliare o atti di indirizzo politico per la Giunta.  

L'intento è quello di anticipare, ispirare, guidare politicamente, almeno in alcuni casi, chi è chiamato a decidere. Senza invertire i ruoli, senza sostituirsi o fare il lavoro a cui sono chiamati altri, ma allo stesso tempo senza ridurre le nostre assemblee elettive al ruolo di giudici che si limitano a dare voti o sentenze sull'operato altrui: non vogliamo solo ratificare decisioni, dobbiamo – quando e dove è possibile – ispirare quelle decisioni.   

Lo sforzo, nostro e vostro deve essere quello, ognuno per la sua parte, di riportare le nostre assemblee a giocare di anticipo sui temi che sentiamo necessari: se vogliamo concorrere a costruire le decisioni, nel conflitto e nel consenso, dobbiamo stare qualche passo prima rispetto alla posizione che abbiamo adesso nel processo politico e amministrativo.  

È questo il mandato che mi sono data, quando sono diventata presidente del Consiglio comunale: dare maggiore voce all'assemblea degli eletti, restituirle la centralità del dibattito e del confronto politico, farla uscire dal palazzo e restituirle la funzione di indirizzo che le è propria, perché questo giova anche alla democrazia nel suo complesso. E credo che in questo senso una migliore relazione con i territori possa aiutare molto.   

Per questo siamo qui. Per questo, in accordo con tutta l'aula - e di questo ringrazio le consiglieri e i consiglieri di minoranza - vorremmo avviare un percorso incontrando tutte le assemblee dei municipi della città. Certo, non sarà un percorso breve e facile, anche soltanto dal punto di vista organizzativo e logistico è qualcosa di molto complicato che richiederà tempo, ma ci impegneremo per portarlo a termine e per tradurre e adottare le relazioni e gli interventi delle consigliere e dei consiglieri in azioni politiche. Lo faremo con umiltà e senza illuderci: siamo consapevoli di quanto i consigli municipali e quelli comunali abbiano strumenti di azione limitati, e oltretutto quanto siano sfiancati da trent'anni di una legge elettorale – promulgata proprio il 25 marzo del '93 - e un sistema istituzionale sui quali dovremmo fare - anche a livello più ampio - una riflessione.   

E ancora, come giudichiamo la riforma Bassanini dopo tutto questo tempo? Qual è oggi il ruolo delle assemblee elettive, che strumenti hanno, quanto rappresentano le istanze, le aspettative e le prospettive dei cittadini e delle cittadine?

Io non ho una risposta precisa a queste domande, però vorrei provare con voi, ossia quelle forze di maggioranza e minoranza che danno vita alle nostre istituzioni, a fare uno sforzo collettivo per fare insieme un passo avanti.

L'auspicio, almeno a partire dalla nostra città, è che le nostre assemblee tornino a chiedere e quindi a vivere uno spazio diverso. Quello spazio, che è costitutivo della democrazia, vuole che la nostra azione sia di apertura, sia introduttiva e istruttoria. Il confronto e il dibattito, la cui promozione, attivazione e conclusione spettano proprio a noi, devono quindi tornare ad occupare lo spazio a monte e non a valle dei processi di costruzione delle politiche pubbliche.  

Anche questo possiamo e dobbiamo dirci riunendoci insieme: poiché è proprio nelle assemblee, e non altrove, che si costruisce la vita democratica, ed è anche dalla qualità di quel confronto che dipende la qualità della nostra democrazia.

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