PERIFERIE: PROBLEMA O SOLUZIONE?

Siamo convinti che Milano abbia tutte le risorse, sia sociali sia economiche, per risolvere il problema delle  periferie, che sono articolate in oltre cento tra  borghi  antichi e  quartieri  di più recente edificazione.
Un  “problema” che, ancor prima di essere legato al degrado - cosa che, magari, non sarà di facile  comprensione e condivisione, soprattutto per chi abita in condizioni di degrado - è riferibile alla  “dimenticanza” e alla “frammentazione”: insomma, c’è da colmare una “distanza”, anche  organizzativa.
Allora, proviamo a spiegarci con qualche esempio “attuale”.
Dimenticanza
Siamo  nel  500° di Leonardo . Nel 1999, il  Cavallo di Leonardo  ( la più grande statua equestre del mondo con 8 metri di altezza, 7,10  di lunghezza e 15 tonnellate di peso,  donata alla nostra città dall’americano Frederik  Mejer) venne posizionato all’ingresso dell’Ippodromo del Galoppo  a San Siro; a ridosso di un’area  residenziale, limitrofa, ma ben diversa dal più noto e degradato  Quartiere Aler  San Siro (dove, peraltro,  sono stati investiti 45 milioni con i Contratti di Quartiere, ma con quali risultati?). Infatti, i due quartieri di  San Siro hanno in comune solo una specie di confine, costituito dai binari del tram 16, che conducono allo  Stadio, e nulla più.
Allora, “ la cultura riparte dalle periferie ”, si commentò e si prospettò nel 1999. Però, dopo vent’anni, si è  lamentato che il Cavallo di Leonardo sia stato sostanzialmente abbandonato a se stesso: non degradato, ma  dimenticato e, quindi, anche scarsamente visitato. D’altra parte, non c’è neppure una freccia che lo indichi,  per esempio ai visitatori dell’attiguo  Museo dello Stadio  che, per esempio, nel solo bimestre giugno-luglio  2018 ha totalizzato 74mila visitatori . Ma, adesso, con il 500° di Leonardo, qualcosa sembra stia cambiando.
Perché Milano è un po’ così: centralistica (Duomo, Galleria, Teatro alla Scala, Castello Sforzesco e Cenacolo) e spinta dagli eventi . E a rimetterci è la periferia, dove sono presenti monumenti di rilievo (la Certosa di Milano a  Garegnano , l’Abbazia a  Chiaravalle , Villa Clerici a  Niguarda ), non frequentati dai turisti - e senza frecce che li indichino - e sconosciuti anche a noi milanesi.  D’altra parte, lo diceva anche  Bonvesin da la Riva : Mi sono accorto che non solo gli stranieri, ma anche i  miei concittadini dormono, nel deserto, per così dire, dell'ignoranza e non conoscono le meraviglie di  Milano ». Ed era il 1288.
Proposta
Per colmare questa “distanza”, Consulta Periferie Milano promuove “ PeriferiArt ”, un Calendario di iniziative che, indicativamente, ogni mese, in un fine settimana, verranno proposte per far conoscere a  milanesi e turisti i 100 Borghi e Quartieri della Periferia Milanese , grazie alla disponibilità già manifestata,  ma attendiamo anche altre segnalazioni, da chi è attivo in ogni singolo quartiere.
Frammentazione
Che ci sia una certa attenzione verso le periferie è evidenziato anche da recenti convegni e studi che si sono  svolti recentemente nella nostra città e che hanno approfondito vari aspetti “periferici”:
-  Urbana 2019. Periferie e Università , promossa da Università Bicocca, Politecnico e Iulm (29-30/05);
-  Convegno Periferie Urbane delle città europee , promosso da Università Cattolica (6-7/06);
-  2ª Conferenza Nazionale sulle Periferie urbane , promossa dalla milanese Fondazione Bracco (Palermo,  14/06; la 1ª Conferenza si era svolta a Milano nel 2018);
-  La Periferia di Milano. Realtà e strategie , promosso dal Collegio degli Ingegneri e degli Architetti di Milano  (18/06);
- Rapporto sulla Città, Milano 2019. L’anima della metropoli , presentato da Fondazione Ambrosianeum  (2/07): su 30 interventi, 19 evidenziano il tema periferie.
Ma, rispetto a questa variegata articolazione di attenzioni, quello che sembra un po’ mancare è la  “connessione”: « A Milano ci sono molte espressioni, ci sono molti centri di cultura. Può darsi che ciascuno  proceda per conto proprio, producendo eccellenze che servono solo per l’autocompiacenza. Invece, siamo  chiamati a condividere i frutti del pensiero, a proporre qualche percorso condiviso e illuminato da una  sapienza che vada più in profondità » (mons. Mario Delpini , Arcivescovo di Milano - Discorso alla Città, 6.12.2018).
Allora, è necessario invertire un po’ la tendenza, cioè proporre dei percorsi “strutturati” di confronto e di  individuazione di soluzioni - sia a livello cittadino, sia a livello territoriale - tra chi ha responsabilità nelle  Istituzioni  (Municipi, Comune, Città metropolitana, Regione), le  Università  e le
Accademie  (Milano ne conta  oltre venti tra grandi e piccole, ma pur sempre importanti) e chi è attivo nelle  Associazioni , con l’attenzione
ad estendere sempre più la condivisione agli abitanti dei quartieri, anche se le difficoltà non sono certo  poche. Ma, aumentare la partecipazione, fa crescere la comprensione e l’assunzione di responsabilità, aiuta  a essere protagonisti, più che spettatori della città. E anche a evitare e superare equivoci, che non  aiutano certo chi vive nelle periferie e, in particolare, nei quartieri più problematici.
Come nel caso della “ Preside fantasma ” (una Dirigente scolastica distaccata in Francia), assegnata ma non  presente alla Scuola media  “ Novaro Ferrucci ” di Piazza Sicilia (Semicentro, Zona 7): dopo le proteste di  genitori e insegnanti che volevano una Preside “vera”, l’Ufficio Scolastico Regionale ha “risolto” il problema  “spostandolo”. Dove? Nella scuola media “ Primo Levi ”, nel quartiere periferico di  Baggio , proprio alle spalle
della sede del Municipio 7 (e il Municipio in tutto questo cosa c’entra?). “ Vittoria a metà ”, è stato  commentato. Ma, “trilussianamente” osservando, qui il pollo qualcuno non l’ha mangiato, gli abitanti di  Baggio, frustrando un po’ anche l’impegno di tanto generoso volontariato dei doposcuola.
Anche se  qualcuno pensa che Baggio sia “centrale a se stesso”: talmente “centrale a se stesso” che è qualcun altro che decide se deve esserci una Preside “vera” o una “fantasma”! E  i primi a farne le spese sono i nostri  giovani. Allora, è necessario capire come funzionano le cose per cercare di risolverle, altrimenti si creano  solo illusioni!
Proposta -
Per colmare questa “distanza”, Consulta Periferie Milano  mette a disposizione il percorso “  a  Scuola di Periferie ” (25 “lezioni”/anno in una decina di sedi territoriali): un “percorso”che tutti possiamo  condividere e contribuire a costruire.
Walter Cherubini
Consulta Periferie Milano