L’Italia deve diventare l’hub europeo per gli investimenti in Africa

Si è conclusa a Roma, alla Farnesina, la seconda edizione dell’Italy-Africa Ministerial Conference (Conferenza Ministeriale Italia Africa) organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. I lavori sono stati aperti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Sono seguiti gli interventi del ministro degli Esteri Italiano Enzo Moavero Milanesi, e del vice presidente della Commissione Africana Kwesi Quartey. I lavori sono stati conclusi dal premier Giuseppe Conte. La sessione plenaria ha visto la presenza dei rappresentanti dei Governi dell'Africa, del mondo istituzionale, politico e diplomatico italiano e straniero. Tra i partecipanti Stefano Simontacchi, co-managing partner di BonelliErede e docente di international taxation in Olanda.
La conferenza è volta a rafforzare la cooperazione tra Italia e Africa su tre direttrici: economica; di stabilità politica e di sicurezza; di sviluppo umano. “Emerge in modo chiaro come l’Africa sia il futuro - ha sostenuto Simontacchi - i dati citati dal presidente Mattarella sono inconfutabili: a breve l’Africa rappresenterà un quarto della popolazione globale con la maggiore incidenza di giovani. L’Italia è oggi quarta nelle relazioni con l’Africa e per motivi storici e di vicinanza geografica e culturale è il candidato ideale a guidare l’Europa in una partnership con il continente africano. I vantaggi per tutti sono evidenti”.
È già da qualche anno che Stefano Simontacchi ha lanciato l’idea di fare dell’Italia l’hub preferenziale per gli investimenti in Africa e ha sostenuto l’urgenza di una serie di misure che proiettino il nostro Paese in questa dimensione “Non possiamo indugiare oltre. Questo è il momento d'affrontare le riforme necessarie, portare a compimento l’Africa Act e rendere l’Italia hub preferenziale per gli investimenti in Africa. Le multinazionali e i mercati dei capitali stanno orientando verso l’Africa crescenti flussi finanziari, attratti da economie in crescita, popolazione giovane e crescente stabilità di alcune aree nevralgiche. Bisogna convincere quelle multinazionali a posizionare le loro holding in Italia con convenzioni favorevoli per la tassazione" - ha concluso Simontacchi.
L’Africa Act, ideato nel 2015, prevedeva tre linee di azione: una fiscalità di vantaggio per chi investe nei Paesi del continente africano, con particolare attenzione ai settori dei trasporti, delle infrastrutture, dell’agricoltura e dell’energia; crediti agevolati per gli investitori privati; iniziative a supporto della formazione e degli scambi universitari.
“Il Paese deve dotarsi di una strategia precisa che deve essere comunicata e perseguita in modo coerente e, soprattutto, sistemico. Bisogna stimolare i rapporti con i Paesi dell’area sotto il profilo educativo-culturale coinvolgendo le università; modificare la gestione dei porti, della rete ferroviaria e degli aeroporti in Italia, in modo da poter perseguire un disegno unitario; agevolare la circolazione dei lavoratori qualificati, anche extracomunitari; concludere trattati commerciali il più favorevoli possibile con i Paesi dell’area; prevedere nuove norme fiscali per evitare la doppia imposizione; istituire un ente dedicato per le imprese interessate ad investire in Africa, perdere questa opportunità significherebbe anche rinunciare a fornire una risposta veramente sostenibile al fenomeno dei flussi migratori”. Queste le proposte pratiche di Simontacchi.
Uffiio stampa Istituto Europa Asia


Nela foto: Stefano Simontacchi

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