LA PRIORITÀ DEL DECRETO CURA ITALIA

Proteggere le persone, il lavoro e le imprese

Intervento in Senato -  Il decreto Cura Italia è molto importante. Lo dico con cognizione di causa, perché siamo di fronte a una fase inedita, drammatica, gravissima e ci stiamo assumendo delle responsabilità; il Governo si è assunto delle responsabilità.
Mettiamo 25 miliardi a disposizione delle famiglie, delle imprese e della sanità di questo Paese.
25 miliardi è una cifra superiore a quella di cui abbiamo discusso nella legge finanziaria qualche mese fa.
È importante perché introduce i primi provvedimenti necessari per affrontare un'emergenza che ha cambiato, le nostre vite e le nostre relazioni.
Questo provvedimento inizia ad affrontare la crisi economica e sociale, che già la pandemia sta producendo in tutto il mondo, non solo in Italia, ma sta anche provando ad attrezzare al meglio il Paese per far fronte alla crisi sanitaria.
Credo, però, che la cosa più importante sia che, con questo provvedimento, compiamo scelte che indicano una strada, una strategia, almeno le priorità per questo Paese.
In questo decreto, la cifra principale è quella di proteggere le persone, il lavoro e le imprese.
Questa scelta è, deve e dovrà essere quella che guida tutte le scelte della politica e del Governo.
Proteggere le persone; dare risposte rapide e concrete ai bisogni di chi, in questa emergenza, sta perdendo certamente reddito e vede già oggi peggiorare le proprie condizioni di vita. Questa è la priorità.   Oggi serve che gli italiani sappiano di non essere soli di fronte alle difficoltà e alla crisi.
Le istituzioni, il Governo, ognuno di noi ha il dovere di non lasciare solo nessuno.
Questo dovere... deve tradursi in interventi e finanziamenti che facciano arrivare presto l'aiuto a chi ne ha bisogno.
Il decreto-legge in esame è il primo passo giusto in questa direzione: non lasciare solo nessuno. Penso che con il prossimo provvedimento si possa e si debba proseguire su questa strada... 
...Proteggere e non lasciare sole le persone significa sostenere il reddito, come fa questo decreto-legge, e garantire servizi; ma non solo.
Voglio insistere su tre questioni: 
In primo luogo, la questione della casa, su cui già il provvedimento in esame contiene disposizioni importanti, come l'estensione del Fondo Gasparrini, per evitare che le persone che non ce la fanno a pagare il mutuo perdano la casa, e il blocco degli sfratti.
Siamo di fronte a un rischio grave, ossia che tante famiglie, che stanno perdendo o vedono messo in discussione il proprio reddito, non siano più in grado di pagare l'affitto.
Si tratta allora di rifinanziare in maniera significativa con il prossimo decreto-legge i fondi che sostengono l'affitto, anche per chi è moroso senza avere colpe.
Si tratta di dare sostegno alle proprietà, per evitare che facciano sfratti; di garantire, insomma, la casa: che questa crisi non porti tante famiglie a perdere la casa.
Bisogna fare in modo che questi soldi arrivino in fretta, magari direttamente ai Comuni, senza passare per la burocrazia delle Regioni.
La seconda questione riguarda gli Enti Locali.
Io credo che sia chiaro a tutti che i bilanci degli enti locali sono fortemente in discussione.
Il mio Comune, Milano, perde una valanga di entrate su cui era costruito il bilancio: non ci sono più i soldi dei profitti delle partecipate (la SEA, come tutti sanno, gestisce gli aeroporti milanesi, che non funzionano più da diverso tempo); non ci sono più le tasse di soggiorno; non ci sono i biglietti del trasporto locale, che continua a funzionare.
Noi dobbiamo mettere in condizione i Comuni di poter continuare a fornire servizi ai cittadini e lo possiamo fare con provvedimenti che già sono stati presi.
Penso che sia importante aver consentito la ridiscussione dei mutui con la Cassa depositi e prestiti, perché oggettivamente può aiutare i Comuni a sistemare i bilanci; ma non basta. Soprattutto - lo voglio dire - non basta per i Comuni dell'area della crisi più acuta.
La mia Regione, un pezzo di Emilia Romagna e un pezzo di Veneto sono state zone fortemente colpite.
Io credo che a quei Comuni, debba essere dato un sostegno particolare. Anche in questo caso, il fatto che si sia votato un ordine del giorno in questo frangente, in Commissione, è una cosa importante.
Veniamo alla terza questione. Ho sentito dire spesso da tanti oggi che noi dobbiamo ringraziare gli operatori sanitari, le persone che sono al fronte, quelli che si stanno sacrificando di più. Bene, allora lo voglio dire chiaramente.
Chi è in prima linea può essere anche costretto a scelte difficili, per il bene comune di tutti.
Quelle persone, che sono al fronte, vanno tutelate e questo era il senso del nostro emendamento, questo è il senso dell'ordine del giorno, che prevede che ci si ponga questo problema e che il Governo e i Gruppi parlamentari lo affrontino.
Dobbiamo infatti tutelare chi è in prima linea, non chi ha responsabilità politiche.
Chi ha responsabilità politiche e ha fatto scelte sbagliate, che hanno reso più permeabili strutture e territori, di certo dovrà rispondere e ci impegneremo perché lo faccia.
Il tema però non è quello, ma è tutelare le persone, che hanno subito l'aggressione della crisi e che si sono messe a disposizione, anche rischiando in proprio.
Quelle persone vanno tutelate e insisto: non lo facciamo oggi, ma dovremo farlo presto.
Concludo dicendo che sulla Giustizia condividiamo e abbiamo condiviso i provvedimenti contenuti nel decreto precedente, trasferito nel provvedimento in esame.
In una fase difficilissima come questa abbiamo garantito al meglio il funzionamento dei servizi essenziali e urgenti della Giustizia, tutelando gli operatori e non pregiudicando i diritti di alcuno.
Come il Ministro sa, avremmo voluto modificare ulteriormente le norme sulle carceri, per ridurre la sovrappopolazione e consentire anche in carcere quel distanziamento necessario per evitare la diffusione del virus.
Abbiamo un po' migliorato il testo, estendendo la possibilità di garantire la licenza fino al 30 giugno a tutti i detenuti che godono della semilibertà e migliorando il decreto sull'applicazione dei braccialetti.
Siccome però è una bugia dire che c'è il "liberi tutti", resta una nostra preoccupazione che la scelta degli arresti domiciliari con i braccialetti comporti che questi apparecchi siano insufficienti e che i tempi di attivazione siano troppo lunghi per ridurre il numero delle persone istituzionalizzate, come dovremmo fare, per salvaguardare meglio la salute dei detenuti, ma anche degli agenti e degli operatori.
Su questo nei prossimi giorni verificheremo se il provvedimento sulla detenzione domiciliare funzionerà e se saranno sufficienti i suoi effetti per mettere in sicurezza dal virus le carceri e, se non sarà così, chiederemo altri interventi, per assumerci fino in fondo un dovere e una responsabilità, che abbiamo tutti insieme: quella di garantire la salute anche dei cittadini reclusi.
Forza: ce la faremo!

Sen. Franco Mirabelli

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