RUBRICA POESIA DI RICERCA di Alberto Pellegatta - Dario Bellezza Pellegatta – Dario Bellezza –

A più di vent’anni dalla morte, Dario Bellezza rimane un poeta indomabile e decisivo, i suoi testi ci restituiscono un autore precoce, abile e scarno nello stile, violentemente dolce nei temi. Come rinunciare alla pronuncia spoglia e dura che lo caratterizza? «La tua rabbia senza sepoltura / che viene lenta a marcire l’anima»: il linguaggio è preciso e per questo indecente. L’amore, pandemico e sordido, dialoga con quello celeste, con l’amore intenerito in picchi di limpida liricità. L’identità del soggetto non si nasconde mai, sottoposta continuamente a una verifica spietata, a sostegno di una grande consapevolezza di sé e del mondo. La violenza dei contenuti si traduce in misure calcolate, in accenti e ritmi energici ma raffinati. In un inedito uscito per Lietocolle anni fa colpisce la modernità di pensiero: «I compratori della mobilità che non pensano che il non/movimento, la contemplazione, sia l’unica salvezza per/stringere da presso il proprio io in disarmo». La fisicità, la materia diventa importante per il valore di verità che veicola. Come l’amato Leopardi, Bellezza è un poeta disperato per il troppo amore.
Scegliamo un classico dal miglior libro dell’autore, Invettive e licenze (Garzanti 1971):


Forse mi prende malinconia a letto
Se ripenso alla mia vita tempesta e di
mattina alzandomi s’involano i vani
sogni e davanti alla zuppa di latte
annego i miei casi disperati.
 
Gli orli senza miele della tazza
screpolata ai quali mi attacco a bere
e nella gola scivola piano il mio
dolore che s’abbandona alle
immagini di ieri, quando tu c’eri.
 
Che peccato questa solitudine, questo
scrivere versi ascoltando il peccatore
cuore sempre nella stessa stanza
 
con due grandi finestre, un tavolo
e un lettino di scapolo in miseria.
 
E se l’orecchio poso al rumore solo
delle scale battute dal rimorso
sento la tua discesa corrosa
dalla speranza.

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