COVID E OCCUPAZIONE: NEI PROSSIMI MESI SARÀ UNA FRANA!

Occorre dare immediatamente liquidità a costo tendenzialmente zero alle imprese, altrimenti finita la cassa integrazione la disoccupazione sarà catastrofica.

Molto scarni i dati ISTAT sull'occupazione riferiti al mese di marzo, ma significativi perché affrontano il primo mese di lock down. La prima cosa da notare è che i dati, a prima vista, sembrano sì negativi ma non drammatici. Ma, come ammonivano i classici, “venenum in cauda”: vediamoli bene. Premettiamo che i dati significativi sono quelli relativi al mese di marzo, sia quelli congiunturali (rispetto a febbraio) sia, anche se meno, quelli tendenziali (rispetto a Marzo 2019). I dati trimestrali saranno coerenti con quelli citati perché incorporano marzo 2020, ma risultano più “allungati” e quindi meno significativi.
Vediamo dunque: gli occupati di marzo sono 29.000 meno del mese precedente (-0,1%) e 121.000 meno di marzo 2019 (-0,5%). Questo secondo dato incorpora una piccola flessione nel numero di occupati che era già iniziata a Dicembre 2019. Numeri, come si vede, non drammatici. Ma vi si può rilevare un'anomalia: i posti di lavoro persi a marzo rispetto a febbraio sono per due terzi femminili e per un terzo maschile. Ossia a marzo le donne hanno perso il lavoro in misura doppia rispetto ai maschi; dato insolito: eravamo abituati negli ultimi tempi a un'occupazione femminile che cresceva più di quella maschile. E infatti il dato tendenziale non è così squilibrato: l'occupazione femminile scende dello 0,6% e quella maschile dello 0,4%, e, com'è evidente, se non ci fosse stato lo squilibratissimo dato di marzo più o meno sarebbero a pari. Tutto ciò è il segnale, piccolo ma chiarissimo, che è iniziata non una flessione ciclica ma una crisi occupazionale vera, in cui le aziende cominciano ad alleggerirsi della forza lavoro meno essenziale: basse professionalità, part timer, tempi determinati, che più spesso sono donne. E comunque, per lieve che sia la flessione, gli occupati sono 23.234, il dato più basso da Febbraio 2019.
Un altro dato che indica una decisa inversione di tendenza è quello relativo alla partecipazione al mercato del lavoro, ossia la somma degli occupati e di chi cerca occupazione: gli inattivi, cioè chi nella fascia di età 15-64 non partecipa al mercato del lavoro, sono cresciuti rispetto a febbraio di 301.000 unità (+2,3%) per un tasso di 35,7%, mai più toccato dal 2016. Significa che centinaia di migliaia di persone han perduto la fiducia di poter trovare lavoro: il senso comune registra la profondità della crisi prima ancora degli indicatori econometrici! Da notare che il drastico calo di persone in cerca di lavoro ha paradossalmente determinato un deciso ribasso del tasso di disoccupazione: 8,4%, un dato così basso che non si vedeva da oltre 10 anni. Ma si tratta di una semplice illusione ottica dovuta a un effetto statistico: in realtà, come detto, l'occupazione cala: 58,8% rispetto al 59,2% di Novembre 2019.
Ma una prospettiva più profonda della crisi possiamo ricavarla dai freschissimi dati INPS sulla Cassa Integrazione, aggiornati al 29 aprile: i lavoratori interessati da Cassa Integrazione Ordinaria (la Straordinaria per ovvi motivi non riguarda la crisi da lock down) sono 5.086.000, cui si aggiungono quelli che percepiscono l'Assegno Ordinario (il corrispondente della CIG per le aziende che hanno costituto Fondi di Solidarietà), per un totale di 7.903.000. Ci sono poi le Casse Integrazioni in Deroga per le aziende che non hanno né l'uno né l'altro ammortizzatore, che non possono ancora essere quantificate con precisione perché il loro iter autorizzativo passa per le Regioni: per ora le domande decretate dalle Regioni sono 140.000, per un numero di dipendenti che dovrebbe superare i 500.000. Si tratta in totale di circa 8.500.000 lavoratori sospesi interamente o parzialmente dal lavoro: il 45% di tutti i lavoratori dipendenti! Nel comparto turismo-ristorazione la percentuale tocca l'85%, nei tessili il 96%, nella filiera dell'automotive il 93%, ecc. (dati INAPP). Nei dati sull'occupazione dell'ISTAT non c'è riflesso di questo dato, perché  i lavoratori in CIG non risultano disoccupati, e per ancora qualche mese lo Stato, grazie anche al fondo SURE dell'UE, resteranno in questo limbo statistico.Ma già nelle prossime settimane, via via che scadranno i Contratti a Termine e non verranno rinnovati, anche dal punto di vista statistico il dato occupazionale calerà più velocemente.
È un esercizio acrobatico, coi dati di cui disponiamo adesso, tentare previsioni su quale sarà alla fine del lock down lo stato del mercato del lavoro. Quel che è certo è che più a lungo durerà il fermo delle imprese, più profonda sarà la ferita che lascerà. Fatte salve le necessarie misure di sicurezza, la priorità per il Governo in questo momento deve essere erogare, in tempi rapidissimi e a costi tendenzialmente zero, liquidità alle aziende, soprattutto le più piccole, per evitarne la necrosi e la morte.
Claudio Negro
Milano, 30 aprile 2020

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