INQUINAMENTO E GRANDI EVENTI: IL BINOMIO INNOMINABILE

MILANO 21 Ott 2005 - VIGILE URBANO CON MASCHERINA ANTI SMOG VIGILESSA PER INQUINAMENTO DELL'ARIA VIGILE DI QUARTIERE PER CENNAMO
L’inquinamento a Milano rappresenta una spina nel fianco delle amministrazioni, un’inezia o una preoccupazione per i cittadini e una minaccia concreta per la salute di tutti. L’aumento vertiginoso delle patologie respiratorie, soprattutto nei bambini, corrisponde a un dato di fatto e non a infondati allarmismi.
L’Agenzia Europea per l’ambiente ha calcolato che in Europa ogni anno muoiono 422.000 persone a causa dell’inquinamento atmosferico e l’Italia si è piazzata nel 2015 tra i paesi peggiori, con più decessi in rapporto alla popolazione. Se da una parte i trasporti stradali rappresentano una delle principali fonti di inquinamento atmosferico nelle aree urbane, dall'altra l’Italia è uno dei paesi europei con il più alto tasso di motorizzazione, circa 65 automobili ogni 100 abitanti. A Parigi ce ne sono 36 ogni 100 mentre a Londra, Berlino e Barcellona 41. La Pianura Padana, immortalata da alcune foto termografiche dal satellite, non si vede. È totalmente coperta da una macchia rosso, viola di smog.
E Milano? Milano è lì nel mezzo.
135 giorni oltre il limite consentito delle polveri sottili nel 2018 ovvero, più di 4 mesi di aria inquinata nei nostri polmoni; un mega aerosol a base di Pm 10 come principio attivo, totalmente gratuito, prodotto e inalato dai milanesi.
“Ma la colpa è dei riscaldamenti delle case se c’è inquinamento”, sostiene lo zoccolo duro delle 4 ruote.
Verissimo! È anche colpa del riscaldamento e francamente risulta risibile leggere sul sito dell’ a2a che più di 3000 edifici sono raggiunti e scaldati dal teleriscaldamento (utilizzante acqua), su un totale di 221.891 (dati Istat); e parliamo solo di quelli adibiti a residenza. Un argomento che certamente tratteremo più avanti, almeno comprendere questa situazione di stallo.
Per ora limitiamoci al traffico privato: mostruoso, implacabile e costante. Anzi, neanche troppo costante. Perché per quanto possa risultare incredibile, quando a Milano giungono i grandi eventi come la moda ma soprattutto come il salone del mobile, la situazione precipita ulteriormente. Un moderno girone dantesco dove tutti sono intrappolati nelle proprie autovetture, furibondi, strepitanti e impossibilitati a raggiungere la meta. 
Perché non si fa mai menzione di quanto tali eventi impattino sulla qualità dell’aria? Il povero cittadino è bombardato sui pericoli dell’inquinamento, incoraggiato a cambiare stile di vita e subissato dai sensi di colpa, prima o dopo ma mai durante.
La risposta più lampante e pleonastica è nota a chiunque; questi eventi portano visibilità ma soprattutto denaro e quindi chissenefrega se l’aria per una settimana odora di vergogna.
Ma quanti giorni occorrono a una città come Milano, situata praticamente in una buca, per sbarazzarsi di una tale concentrazione di pm10 e CO2? Quali le conseguenze dirette o a lungo termine sulla salute delle persone?
Intanto, durante la decantata Art week meneghina, assistiamo entusiasti o impotenti a un circo di paradossi, infarcito di tanti spettacolini ecosostenibili: “Per arrivarci, mi son giocato tre anni di vita, ma il programma era fantastico!”.
Nel 2017 uno degli eventi principali del fuori salone è stato “il teatro dell’aria”. Si, avete capito bene: un’iniziativa dedicata all’arte sostenibile dove hanno partecipato artisti, architetti e designer sensibili al tema della qualità dell’aria. Coerente, logico e pertinente quanto un venditore di ombrelli sotto una pioggia di meteoriti. 
Quest’anno invece, nel mezzanino della metropolitana di Porta Venezia, si stanno tenendo sei giorni di presentazioni green per i mezzi su strada e altre innovazioni ad alto tasso di valore ambientale. Si può inoltre assistere ad avveniristiche sperimentazioni sempre in tema di monitoraggio ambientale.
Una saggia decisione quella di adoperare il mezzanino della metropolitana per evitare l’enfisema ai partecipanti, perché sotto sarà pure green ma sopra è tutto grey.
Le contraddizioni della nostra epoca non possono fare altro che alimentare l’ironia. L’immobile colonna di automobili sui Bastioni con i loro tubi di scappamento che vomitano a getto continuo fumi e miasmi in contrapposizione alle numerose eco innovazioni del momento, riflettono appieno il nostro personale teatro dell’assurdo.
I cambiamenti per la nostra città e per la nostra vita oltre a essere necessari devono essere tempestivi. La salute di tutti è a rischio e ogni nuovo approccio di ecologico sarà il benvenuto. Ma per il momento, i milanesi più che campare di grandi eventi, ci crepano.

 

Riccardo Rossetti