PARCHI DI DIVERTIMENTO: APERTURA RIMANDATA

I timori per i posti di lavoro e la richiesta di aiuto al Governo

Uno dei tanti settori che risentirà degli effetti del coronavirus è quello dei parchi di divertimento. Di questa preoccupazione si è fatto portavoce il presidente dell'associazione dei parchi permanenti che riunisce circa 230 strutture in tutta Italia, Giuseppe Ira, sulle colonne de Il Sole 24 Ore.

La riapertura era infatti prevista per la metà del mese di marzo.
Vista l'incertezza su come evolverà l'emergenza si è deciso di rimandare a data da destinarsi. Marzo, tra l'altro, era il periodo delle nuove assunzioni e della successiva formazione del personale in vista dei mesi con le maggiori presenze che includevano non solo i turisti ma anche gli studenti in gita scolastica.

I parchi e l'indotto, su base annua, generano un fatturato di circa un milione di euro.

Due le preoccupazioni principali espresse da Ira. La prima è il possibile rimborso di tutti i biglietti di ingresso già venduti. La seconda è che la riapertura si protragga troppo in là nel tempo perdendo la settimana delle vacanze di Pasqua. Se così fosse, il settore sarebbe in ginocchio.  
Da qui la richiesta al Governo perché intervenga con misure a sostegno che includano, ad esempio, agevolazioni fiscali, cassa integrazione straordinaria, moratoria per pagamenti fiscali e bancari e altre misure che riguardino anche i versamenti dell'IVA.

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