SANREMO COMPIE 70 ANNI

Canzoni e polemiche, perché Sanremo è Sanremo

Dal 4 all'8 febbraio si apre la versione numero 70 della manifestazione canora più famosa d'Italia, il Festival di Sanremo. La conduzione, e la direzione artistica, per il 2020 è stata affidata ad Amadeus.
Da sempre il Festival è lo specchio dell'Italia. Dagli anni del dopoguerra quando il Paese quasi si fermava, letteralmente, per riunirsi laddove c'era un apparecchio televisivo si è passati al progressivo calo degli ascolti per i quali ogni anno il conduttore viene messo "a processo" con continui paragoni con l'edizione precedente o con quelle che hanno avuto il boom di ascolti.
Da sempre è accompagnato da ogni tipo di polemica, prima tra tutte, quella delle vittorie “pilotate” nonostante negli anni la giuria si sia ampliata coinvolgendo il pubblico da casa e, di recente, anche gli utenti sui social.
Che piaccia o meno, che sia una manifestazione superata o ancora attuale con l'iniezione di Sanremo Young dedicata ai nuovi talenti, di Sanremo si parla sempre.
Perché, come diceva lo slogan di una delle 13 edizioni condotte da Pippo Baudo e che "ti restava in testa": Sanremo è Sanremo.
In questi 70 anni al Festival è successo di tutto, nel bene e nel male.
Proviamo, senza pretesa di riuscire a rievocare, a fare un piccolo viaggio nel tempo ricordando qualche aneddoto attraverso questi 70 anni.
Il Festival è nato a Sanremo, in provincia di Imperia, con l'intento di vivacizzare il turismo durante l'inverno. Per l'occasione il conduttore radiofonico Angelo Nizza riuscì a prendere accordi anche con la radio di stato, l'EIAR. Nelle case degli italiani, il 29 gennaio 1951 arrivò il saluto del conduttore Nunzio Filogamo con la sua frase di esordio “Cari amici, vicini e lontani”.
I cantanti in gara erano solo 3: Nilla Pizzi, il Duo Fasano e Achille Togliani che eseguirono una 20na di brani in totale. Il pubblico in sala non sembrò apprezzare la novità e vinse “Grazie dei fiori”.
Dal 1955 il festival diventa un appuntamento televisivo. Al centro delle canzoni ci sono quasi sempre i sentimenti e le esibizioni sono molto “composte” finché, e siamo nel 1958, non arriva Domenico Modugno. Allargando le bracia al cielo per dare enfasi al “volare” cambia di fatto gli schemi del Festival. Questa canzone ha avuto un successo a livello planetario e con gli anni, è diventata un vero e proprio simbolo del nostro paese. “Volare” è il nome con cui quasi tutti la ricordano ma il titolo del brano è “Nel blu dipinto di blu”.
L'edizione più tragica è quella del 1967, l'ultima condotta da Mike Bongiorno. Le canzoni erano cantate in coppia da un artista italiano e da uno straniero. Dopo la prima serata, la canzone “Ciao, amore, ciao” eseguita da Luigi Tenco e dalla francese Dalida fu eliminata dalla gara.
Quella stessa notte Tenco si tolse la vita nella sua camera di albergo.
Nel 1977 la manifestazione si sposta nella sua sede attuale, il teatro Ariston.
Una curiosità sull'età dei partecipanti: Gigliola Cinquetti che vinse il festival nel 1964 con “Non ho l'età (per amarti)” è stata la concorrente più giovane con i suoi 16 anni e anche l'unica italiana a vincere l'Eurovision Song Contest. Un primato sfiorato nel 2019 con il vincitore Mahmood che si classificò al secondo posto con la sua “Soldi”.
Per contro l'interprete più maturo, almeno fino al 2020 che vedrà il ritorno sul palco di Rita Pavone classe 1945, è stato Roberto Vecchioni con i suoi 67 anni nell'edizione del 2011 con la sua “Chiamami ancora amore” che si aggiudicò il premio Mia Martini, in precedenza chiamato premio della critica.
Il riconoscimento cambiò nome nel 1996 all'indomani della morte della cantante avvenuta l'anno precedente. Mia Martini era tornata sul palco di Sanremo nel 1989 con il brano “Almeno tu nell'universo” scritto da Bruno Lauzi dopo una vicenda professionale e personale molto travagliata. Per quanto riguarda la conduzione i due grandi nomi rivali sono quelli di Pippo Baudo e Mike Bongiorno. Il primo si è fermato a quota 11 edizioni, l'ultima quella del 2007 segna il suo ritorno in Rai dopo anni nella televisione commerciale. Il primo festival di Baudo è del 1968. Vinse Sergio Endrigo.
La presenza più originale sul palco spetta al biologo e medico premio Nobel per la medicina Renato Dulbecco. Era il 1999, presentava Fabio Fazio. Vinse Anna Oxa con “Senza pietà”.
E poi: Bobby Solo che canta “Una lacrima sul viso” nel 1964, primo caso di uso del playback dovuto alla laringite del cantante. L'esibizione creò scalpore perché il cantante aveva truccato un po' gli occhi. Celentano che nel 1961 canta “24.000 baci” dando per un attimo le spalle al pubblico e avvia una delle tante polemiche legate al Festival. Da notare che la sua “Il ragazzo della via Gluck”, una delle prime canzoni a parlare del cemento che mangia il verde fu scartata nell'edizione del 1966. Mina che arriva quinta nel 1961 con “Le mille bolle blu”
Ci concediamo un ultimo capitolo sui cantanti non capiti dal Festival che sono poi diventati grandi interpreti della canzone italiana e non solo. I nomi sono Vasco Rossi e Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero.
Al via il 4 febbraio l'edizione numero 70. Preceduta dalle immancabili polemiche.
Comunque vada, se ne parlerà.

Antonella Di Vincenzo

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