TEMPO PROFICUO: RIFLESSIONI SULL'EMERGENZA

Il virus pandemico: un intruso sconosciuto

Ci dicono di cambiare radicalmente il nostro modo di vivere in questa emergenza, di far leva sul senso di responsabilità individuale per il bene di ognuno e degli altri che ci stanno accanto. Ottima soluzione anche perché  viviamo in una preoccupante situazione nuova, per lo più  sconosciuta, per la quale perfino gli esperti del settore non hanno avuto punti di riferimento sicuri e consolidati. Abbiamo quindi bisogno di un nuovo patto sociale tra italiani, fondato sulla verità  e responsabilità di tutti: cittadini, classi dirigenti del nostro Paese,  giornalisti che informino con precisione, senza reticenze né  faziosità. 
Qualche critica, certo, si può  fare senza esagerare, ad esempio sul ritardo nella percezione del diffondersi del contagio e  nell'attivarsi  in tempo per prevenire e contenere il Coronavirus.
La propensione al ritardo è  stata anche degli esperti che avrebbero dovuto informare chiaramente molto prima e fare pressing sulle istituzioni. Ma possiamo pure aggiungere che presso l'opinione pubblica è  mancata fin dall'inizio di questa storia la percezione che il contagio potesse capitare anche a noi in Italia e non solo nella lontana Cina. Lo stesso errore fanno o hanno fatto i Paesi vicini a noi con la stessa presunzione.
In questo periodo, allora, in cui abbiamo superato il pregiudizio sospettoso verso la Cina, siamo costretti a guardare con lucidità a chi ci ha preceduti e ha superato l'urto del Covid-19.
Un'altra considerazione mi preme sottolineare. Ormai il nostro Paese non è  più  diviso fra una parte rossa, in crisi, e un'altra che tutto sommato se la sta cavando, perché le restituzioni governative valgono per tutti in tutti i luoghi del Paese. Mi verrebbe da dire che pure l'Europa non dovrebbe essere divisa, neanche l'Europa rispetto al resto del mondo, perché  tutti ci troviamo in stadi diversi della stessa evoluzione del virus; l' epidemia  è  diventata ormai pandemia.
Concludo con un pensiero tratto da Ernesto Galli della Loggia sul Corriere dell'8 corrente mese. Noi italiani proprio in queste circostanze negative riscopriamo il senso dell'orgoglio nazionale, abituati come siamo ad autoflagellarci o a subire passivamente le critiche da parte dei non autoctoni. In molti di noi proprio in rare situazioni-limite scatta un sentimento di identificazione con il nostro Paese, dal Nord al Sud, che non sospettiamo di avere. Ben venga questo sentimento,  perché gli altri momentaneamente ci disprezzano, ma poi come in tante altre circostanze sono disposti ad apprezzarci, ad esempio incomincino a imitare le nostre leggi di restrizione per il contenimento del virus.
Noi, prima degli altri europei,  ci auguriamo di farcela!

Luciano Marraffa

Accompagna l'articolo la fotografia che ritrae il Pensatore di Auguste Rodin

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