L’USCITA PROIBITA di Albertina Fancetti

PUNTATA DICIOTTESIMA

Aveva suonato alla porta della scrittrice stringendo fra le mani gli orecchini e il fermaglio che le aveva prestato la sera della cena. Neera le aveva aperto con un sorriso invitandola a entrare. Il salotto era stato trasformato nel suo studio, Una libreria carica di libri impilati in modo disordinato occupava un'intera parete. Anche la scrivania era carica di fogli, quaderni, giornali e stampe. Davanti alla libreria un divano a fiori dall'aria vissuta, dove Rubina fu invitata a sedersi. Abbandonato su un tavolino c'era una copia di Lydia, che Neera aveva definito la sua ultima fatica. La ragazza lo sfogliò con delicatezza meravigliandosi nel vedere le pagine ingiallite dal tempo, voltò il volume e lesse la data di fine stampa: aprile 1904. Sollevò lo sguardo sulla scrittrice che le sorrise dolcemente.

- Allora com'è andata la cena dai tuoi amici?

- È stata la serata più strana di tutta la mia vita… - rispose Rubina. 

- Ti va di parlarmene? 

- Sì, devo assolutamente parlarne con qualcuno… devo capire e sento che di lei mi posso fidare. - È inutile fingere che in questo palazzo sia tutto normale, quando sappiamo bene che non lo è affatto… - Rubina sollevò il volume mostrandolo in modo esplicativo. 

- Non sempre tutto si può capire, ci sono situazioni che possiamo solo accettare - disse Neera.

- Ieri sera, dopo la cena sono tornata a casa per mezzanotte. In cortile ho visto Menelik, volevo solo accarezzarlo. Poi ho visto la signora vestita di bianco che usciva dal portone e… 

- E tu hai deciso di seguirla… non è così? - disse Neera inarcando le sopracciglia.

- Sì, sapevo di essere tornata in tempo proprio per questo motivo. Li ho seguiti attraverso vicoli e strade di una Milano sconosciuta. Ho finalmente scoperto la bottega del Golot, quindi siamo arrivati fino in centro, dove i signori Rossetti sono entrati in una casa… una casa di quelle. - Rubina si sentì sollevata dopo aver confessato il suo segreto. Neera sorrideva arcigna. 

- Tutti sono impegnati a giudicare Giuliana, ma i veri peccatori sono altri. 

- Infatti sono rimasta molto sorpresa nel trovare la signora Rossetti in quella situazione e sono fuggita. Appena uscita ho ritrovato la vecchia mendicante che mi aveva indicato la via la sera del mio arrivo a Milano. Mi ha condotto in piazza del Duomo dove mi ha presentato a Luigi Conconi, il pittore sul quale voglio scrivere la mia tesi Neera! Come è possibile che io abbia potuto incontrare una persona deceduta più di un secolo fa? 

- Non continuare a farti tutte queste domande Rubina, pensa che forse è stato solo un sogno. 

- Sono ore che cerco di convincermi di questo, ma le sensazioni erano troppo reali e poi il pittore ha detto che vuole farmi il ritratto. È rimasto affascinato dai suoi orecchini Neera, mi ha dato l’impressione che li avesse già visti indossati a qualcuno che conosceva. Lei può spiegarmi cosa significa tutto questo? il tono della ragazza era sempre più accorato. 

- La scrittrice non rispose, il suo sguardo percorreva la stanza, voleva sottrarsi a domande a cui non poteva rispondere. 

- Allora! Se è così ho deciso che andrò nel suo studio in via San Paolo. Uscirò ancora dal portone proibito e svelerò questo mistero che tutti vi ostinate a nascondermi. 

Il volto di Neera assunse un’espressione accigliata, quando tornò a guardare la ragazza.

- Pensaci bene Rubina… questa volta potresti non riuscire a tornare…

- Io non ho un posto dove tornare, anche se in questo palazzo mi sono sentita a casa.

- Non sto parlando solo di tornare in questa casa, dico che potresti perderti… sparire per sempre.

- E tutta la vita che cerco di rendermi invisibile, comunque per i miei genitori è come se lo fossi già - disse Rubina con amarezza.

- Ma cara come puoi pensare una cosa simile! Torna a Domaso e parla con i tuoi genitori, poi rifletti molto bene prima di imbarcarti in questa avventura - disse Neera in tono grave.

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