La lunga giovinezza di Audrey Hepburn

Cade il 20 gennaio l'anniversario della morte di Audrey Hepburn, una delle attrici più famose, una vera e propria stella nel firmamento cinematografico. Cade ma non decade, perché Audrey è stata ed è uno dei più fulgidi esempi di attrici hollywoodiane, ma non americane. Audrey Hepburn era nata a Ixelles, in Belgio, aveva vissuto in Inghilterra, era trasmigrata in Olanda per poi approdare negli Stati Uniti e dividersi tra l'America del Nord e la Svizzera francese, e dopo la fine del matrimonio con Mel Ferrer, conoscere e sposare il medico italiano Andrea Dotti, vivere nella sua Roma per una decina d'anni, vale a dire dalla fine degli anni '60 alla fine degli anni '70. Quindi, 17 anni dopo le riprese: 1952, di "Vacanze romane", ecco la ancor giovane, e bella, Audrey Hepburn farvi ritorno per vivere per quanto le era possibile come una comune borghese capitolina, capitolando negli anni successivi alle infedeltà del marito e finendo quindi per cassare anche quel secondo, disgraziato matrimonio. Audrey, che avrebbe voluto da ragazza fare la ballerina ma che per la sua altezza non le fu possibile, altezza di appena un metro e settanta scarso, ma che all'epoca - dove molti partner maschili erano poco più che dei tappi - fu scelta per caso e per fortuna dalla scrittrice francese Colette, la quale cercava l'interprete ideale per la sua commedia teatrale "Gigi", la quale restò in cartellone molti mesi. Poi, quando già la ragazza era diventata una Star internazionale con film di qualità quali "Vacanze romane", "Sabrina", "Cenerentola a Parigi", per la versione cinematografica si pensò ovviamente a lei, ma Audrey rifiutò perché si considerava ormai troppo in là con gli anni per continuare a impersonare una fresca adolescente. Figuriamoci: a soli cinque-sei anni dalla commedia in teatro, e poi con quel delizioso faccino che la rendeva ancora più giovane della sua età anagrafica. 

Il sole splendette per lei non più di una ventina d'anni - '50 e '60 - per poi: pur ancora piacente, non risaltare più come allora. Dopo il suo capolavoro "Colazione da Tiffany", dopo il drammatico "Quelle due", dopo il divertente "Sciarada" e l'impegnativo "My Fair Lady", terminò il proprio arco di trionfo con la commedia "Come rubare un milione di dollari e vivere felici", 1966, per poi riapparire in qualche altro film sempre più magra e sempre più con il viso emaciato e triste.
Anni fa mi trovavo a Morges, nella Svizzera francese, a visitare una mostra a lei dedicata. Parlando con una ragazza addetta al controllo dei visitatori, ebbi modo di dirle che l'attrice era stata davvero troppo magra. Lei ribatté che a noi sembrava tale perché quella: anni'50 e '60 era l'epoca delle maggiorate fisiche. Sarà. Ma io ho sempre pensato che tra un estremo e l'altro c'è anche una via di mezzo che comprende quella che si definisce normalità. Del resto era stata proprio lei: Audrey, a lamentarsi di essere eccessivamente magra e per questo ricettacolo di rughe che potevano essere gradite solo ad Anna Magnani, perché le sue rughe testimoniavano della propria esistenza battagliera. Audrey Hepburn della quale ogni tanto appaiono nuovi libri contenenti vecchie fotografie più qualche rarità, rimarrà esempio di donna gradita anche alle altre donne. E questo non è certo poco. .

Antonio Mecca

L'angelo degli abbandoni

di Giorgio Casalone
EDB Edizioni

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STIRPE DI DONNE

di Albertina Fancetti
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