LA QUARANTENA CHE NON HA QUARANTA GIORNI

Come è nato l'equivoco su questa parola? Ora che l'assessore alla Sanità Gallera dice di volerla portare da 14 a 28 giorni?

Da quando si è manifestato il coronavirus nel nostro paese non si dice altro che la quarantena, che sia imposta o volontaria, è una buona pratica per prevenirne la diffusione.
In più di una occasione, però si sono sentite frasi del tipo: "la quarantena dura due settimane".
Se la matematica, almeno quella, non inganna due settimane sono quindici giorni e non quaranta. Quindi?
Un articolo di Repubblica del 29 febbraio, a firma Stefano Bartezzaghi, cerca di ricostruire l'etimologia della parola e il motivo del suo uso "improprio".
In passato, nei tempi in cui Venezia dominava il commercio marittimo, le navi dovevano osservare un periodo di quaranta giorni prima di attraccare in porto. Era la prima, basilare, misura per evitare contagi di sorta. Era così già allora...
La parola usata era quarantina, poi diventata quarantena proprio in quel di Venezia.
Sulle origini della parola si ipotizza un riferimento biblico: quaranta sono i giorni che Mosè trascorre nel deserto prima di ricevere le Tavole della Legge; quaranta sono i giorni che Cristo trascorre nel deserto tentato dal diavolo prima di consegnarsi alla sua Passione e Morte; quaranta sono i giorni di "attesa" della Pasqua e che costituiscono la Quaresima. 
Con il passare del tempo la parola ha però perso il significato legato al numero quaranta per diventare l'indicazione di un periodo, che può quindi avere un numero di giorni variabile, in cui qualcuno o qualcosa deve osservare l'isolamento.

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