Nuove storie al Teatro dell'Elfo

“Nuove storie”, la rassegna del Teatro Elfo Puccini, che accosta alle nuove tendenze della scena ed è curata da Francesco Frongia, quest'anno  si intitola “(Ti prego, dimmi) BUGIE”: un invito a esplorare la nostra epoca iperconnessa, dove la verità di rado è pura e non è mai semplice, bensì un  mondo complesso e ambivalente, che è fuori e dentro ciascuno di noi.  A teatro mentire fa parte del mestiere dell'attore e ci si esercita per farlo bene, si inventano storie e le si rende verosimili. Può succedere ad esempio che Kassandra possa essere segnalata come complottista,  che Pinocchio diventi un paladino della libertà di espressione, o che Biancaneve sia pericolosa per il potere costituito e per questo venga bandita dal castello.  Oppure che il monologo farneticante passi dal personaggio all'attore, come in “Fame” di e con Alice Redini, in scena dal 6 al 10 giugno. Il flusso di coscienza, il delirio del protagonista del romanzo scivola in quello dell’interprete sul palco, andando così in cortocircuito. “Fame”, capolavoro del 1890 del Nobel norvegese Knut Hamsun, narra di un giovane scrittore che sopravvive vendendo articoli per pochi spiccioli, finché, senza più nulla, si ritrova a vagare per la citta?, oscillando tra depressioni, euforie e un orgoglio che sfocia in testardaggine.  Il monologo, comico e a volte grottesco. è una riflessione disperata e insieme ironica, un'occasione, per esplorare il nostro tempo e chiederci di cosa siamo ‘affamati’ oggi. Si prosegue, dal 14 al 18 giugno, con “Kassandra” di Sergio Blanco, drammaturgo franco-uruguayano tra i piu? interessanti del panorama odierno. E ipercontemporanea è la sua profetessa Kassandra (Roberta Lidia De Stefano), che compone suoni in cui si fondono il lirismo del verso greco e la musica elettronica, immergendosi anche col corpo in una performace totale. Il fascino del teatro di  Blanco è nella formula dell’auto-finzione: racconta il lato oscuro dell'anima, chiedendoci  di considerare per vero cio? che non lo e? e per falso cio? che magari sarebbe plausibile. Qui, con la regia di Maria Vittoria Bellingeri, esplora una donna “in transito”, senza identita?, ne? paese, la cui auto e? casa, palcoscenico, memoria, pietra tombale: una clandestina sfrontata come tutti i visionari che seduce il pubblico e a lui si mostra nella sua verità.

Dal 20 al 24 giugno, in Biancaneve e i sette nazi la domanda è: che Fine ha fatto Biancaneve?  Secondo la compagnia dei FanniBanni’s vive rinchiusa dentro bontà, ingenuità, condiscendenza, dal giorno in cui e? stata scritta. La fanciulla è ancora in compagnia della Regina cattiva e dei cari sette nani (ridotti a due), che la tengono al sicuro, le danno una casa, da mangiare (un po’, in ognuno dei loro sette piattini) e da dormire (un po’, in ognuno dei loro sette lettini). Lei se lo merita: ha il curriculum della brava principessa, su cui si modellano tutti i personaggi femminili ammirati dalla società e fonte di ispirazione per pubblicità ed eroine per commedie romantiche, molto “gettonate”. E'  la migliore.  Ma cosa sappiamo della storia originale di Biancaneve? e cosa ne rimane oggi? In scena si festeggia  il suo compleanno, l’atmosfera però è di una resa dei conti: la festa si srotola fra tentativi di giochi, incidenti, falsi soffocamenti e prove di ballo. La storia vera di Biancaneve (chi e? Biancaneve?) incombe e minaccia di accadere, in ogni momento, durante un compleanno dai risvolti tragici.

Anche “Pinocchio” (27giugno/1luglio),  priva della morale e della ‘pedagogia’ ottocentesca, nella versione per pupazzi e burattini di Matteo Spiazzi, respira un'aria diversa, come metafora di come gli errori siano necessari per diventare umani, anzi spesso sono l'unico modo per evolvere e cambiare forma.  «Gli errori sono necessari, benefici come il pane e spesso belli, basta guardare la Torre di Pisa.» disse una volta lo scrittore italiano Gianni Rodari.    Qui, immergendosi nel mondo dei pupazzi, dai burattini alle marionette, all'animazione delle cose, si narra di un pezzo di legno che diventa uomo: il principio è nel legno, nella materia grezza quando non è ancora un oggetto realizzato. La metamorfosi del burattino è la ricerca inconsapevole di forma, di identità, di umanità.

A chiudere la rassegna (4/8 luglio) è un'ennesima situazione inquietante. In “La Macchia” un giovane,  bussa ai vicini di casa per avvertirli che il loro bagno perde acqua,  provocando  una macchia di umido proprio sul suo soffitto. L'idea del ragazzo sarebbe di trovare una soluzione insieme alla coppia, invece il dialogo tra i tre e? violento: i due proprietari non hanno intenzione di far controllare i tubi del loro bagno, anzi si infastidiscono per la richiesta, non sembrano ascoltare. L'incomunicabilità dei personaggi rasenta l'assurdo: i dialoghi sono concisi, freddi, alternati a monologhi che sembrano rivolgersi più ad un ‘altrove’ che all'interlocutore. Ognuno dei tre vive una propria condizione “confinata”, nessuno nell'appartamento è a proprio agio.

Grazia De Benedetti

Abbonamento a tutti gli spettacoli di Nuove storie: € 65.

INFO e PREVENDITA: Teatro Elfo Puccini, corso Buenos Aires 33 - tel. 02.00.66.06.06 wapp 333 204902 lun – ven 10:00/19:00 – sab 13:00/19:00

biglietteria@elfo.org 


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di Giorgio Casalone
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