Giornalismo, riserva di caccia per l'Europarlamento

di Folco Portinari*

Questa settimana, una piccola divagazione dai temi prettamente economici per parlare di istituzioni. L'Istituzione, con la I maiuscola: il Parlamento europeo. Dallo scorso 3 luglio, presidente ne è David Sassoli, che succede nell'incarico ad Antonio Tajani. Entrambi italiani, già. Ma un'altra è la coincidenza, sfuggita ai giornali di tutta Europa. Entrambi sono giornalisti, con una lunga carriera nei media alle spalle, prima di approdare alla politica. 

Tajani, esponente di Forza Italia (all'Europarlamento nella famiglia dei popolari) fino al 1994 ha lavorato come giornalista. Prima al Secolo d'Italia, organo del Msi per decenni, poi al Giornale. E al quotidiano fondato da Indro Montanelli nel 1974, Tajani è capo della redazione romana quando viene scelto come portavoce della prima campagna elettorale di Silvio Berlusconi (dopo qualche settimana in cui era stato un altro giornalista a fare da portavoce a Berlusconi: Filippo Pepe). Da allora una carriera da manuale: parlamentare, per due volte commissario europeo, quindi Presidente dell'aula di Bruxelles-Strasburgo. Chapeau.

Nascita fiorentina, ambiente culturale democristiano, cattolico, di area postlapiriana è invece Sassoli. Persona pacata e riflessiva, dalle straordinarie doti umane e professionali, dopo varie esperienze (il Giorno, l'Asca) approda alla Rai, per diventare all'inizio del millennio vicedirettore del Tg1. Lo sbarco in politica avviene direttamente in Europa: europarlamentare nel 2009 (gruppo Socialisti e Democratici), cinque anni dopo è vicepresidente dell'Aula. Dopo le elezioni, Presidente.

Un italiano dopo un italiano. Un giornalista (di sinistra-centro) dopo un altro giornalista (di destra-centro). La tanto malandata categoria dei socialisti, in crisi di identità su tutti i fronti, forse ha ancora qualcosa da dare alle società civili del Vecchio continente.




*Banchiere fiorentino del XIII secolo. Padre di Beatrice, musa ispiratrice di Dante Alighieri