OLIMPIADI, QUELLA SPINTA BENEFICA A PIL E LAVORO

di Folco Portinari*

Ci sono eventi che, se ben organizzati e gestiti, cambiano il volto di una città. Cosi è stato per le Olimpiadi di Barcellona del 1992, che consegnarono alla modernità e ai giovani (e non) viaggiatori di tutto il mondo una città fino a quel momento avvinghiata alle infrastrutture franchiste. Cosi è stato per le Olimpiadi invernali di Torino del 2006, tappa fondamentale di una deindustrializzazione riuscita del capoluogo piemontese, oggi meta di flussi turistici impensabili agli albori del millennio. Cosi è stato per la sofferta Expo di Milano del 2015, che alla fine ha cristallizzato una rinascita della città oggi a pieno titolo diventata una delle locomotive d’Europa. Quell’Expo, ha lasciato in eredità anche un sindaco, già amministratore dell’evento fieristico, oggi uno dei registi dell’assegnazione dei giochi olimpici invernali del 2026 proprio a Milano. Ha dei meriti, Giuseppe Sala.

E farà di tutto perché non vada sprecata la fiducia che il Comitato olimpico internazionale (Cio) ha nell’Italia del Lombardo-Veneto. Tra i 4 e i 5 miliardi l’effetto positivo sul Pil, è stato calcolato. Tra i 20 e i 30mila posti di lavoro creati. Cifre che saranno verificate nei prossimi anni, ma che è possibile verranno riviste al rialzo. 

Intanto, Milano deve rimboccarsi le maniche e realizzare o ristrutturare alcuni impianti sportivi. Da costruire ex novo il PalaItalia a Santa Giulia (opera da oltre 60 milioni), che ospiterà l’hockey maschile. Quello femminile al PalaSharp (da ristrutturare). Al Forum di Assago il pattinaggio; il villaggio per gli atleti a Porta Romana, con una struttura di nuova edificazione da 700 stanze da convertire poi in residenza universitaria. Il centro stampa a Rho, il podio per le medaglie in piazza Duomo.

Forza, si parta.



*Banchiere fiorentino del XIII secolo. Padre di Beatrice, musa ispiratrice di Dante Alighieri.