Tanta voglia di rating

di Folco Portinari*

Cari lettrici e lettori di VivereMilano, in questo terzo appuntamento affrontiamo un argomento sempre all'apparenza tecnico e difficile, ma che è molto importante, perché ha riflessi sulla vita di tutti i giorni: il rating che viene dato alla Repubblica italiana dalle grandi agenzie internazionali specializzate, appunto, in rating. Le agenzie principali sono Fitch, Moody's e S&P. Il rating è la pagella che queste agenzie danno alla Repubblica sulla sua capacità di ripagare i propri debiti. Per uno Stato, i debiti sono essenzialmente le obbligazioni emesse (Bot, Btp etc etc) e quindi il rating esprime la solidità di quelle obbligazioni.
Come abbiamo visto la scorsa settimana, minore è la solidità (e quindi più basso è il rating), più alti saranno gli interessi che lo Stato dovrà pagare per invogliare i sottoscrittori delle obbligazioni a farsi avanti (ovvero famiglie, fondi pensione, banche, assicurazioni e cosi via).
Interessi più alti significano costi più alti per lo Stato, che avrà quindi un bilancio pubblico con più uscite e meno risorse da destinare allo sviluppo e all'assistenza.
Ma che cosa influisce sulla decisione di esprimere un certo rating? Tanti fattori: l'andamento dell'economia e del pil, la solidità dei conti pubblici, la stabilità politica, il funzionamento della macchina amministrativa, le aspettative degli imprenditori e cosi via. 
Il rating dell'Italia è basso, ma è a un livello che ancora permette ai grandi investitori di acquistare Bot e Btp italiani: è due voti sopra l'insufficienza. Lo scorso 22 febbraio l'agenzia Fitch ha confermato il rating (basso ma ancora accettabile). La più grande delle agenzie internazionali, Moody's, si esprimerà invece il prossimo 15 marzo.
 
 
* Banchiere fiorentino del XIII secolo. Padre di Beatrice, musa ispiratrice di Dante Alighieri 
 
 

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