QUEL DEBITO PUBBLICO UN PO' (TROPPO) ALTO

di Folco Portinari*

Banca d'Italia ha comunicato lo scorso 17 giugno che il debito pubblico italiano ormai sfiora i 2.400 miliardi: 2.373, per l'esattezza. Un peso assai pesante (per usare un gioco di parole) per l'Italia. Tanto che la Commissione dell'Unione europea ha chiesto al Consiglio della stessa UE di aprire una procedura per debito eccessivo nei confronti dell'Italia. Una misura che non ha precedenti nella storia della UE, per di più nei confronti di uno dei sei Paesi fondatori dell'Unione. Ma perché, e che cosa significa?

I Trattati della UE e le applicazioni che sono seguite prevedono che il deficit (cioè la differenza tra entrate e uscite) delle finanze pubbliche non possa essere superiore al 3%. E il debito deve essere inferiore al Pil (prodotto interno lordo): non può superare il 60%. Qualora lo superi, deve essere dimostrato un percorso di rientro.

I conti pubblici italiani hanno un livello di deficit non elevatissimo (sopra il 2% quello programmato), ma il debito pubblico è oltre il 130% del Pil. E per di più da qualche mese sta crescendo, invece di diminuire. Ecco da che cosa derivano le richieste della Commissione al Consiglio UE (che ha potere decisionale).

Il prossimo 9 luglio il Consiglio non deciderà se condannare o meno l'Italia, ma deciderà se aprire o meno la procedura per debito eccessivo. Il governo italiano deve, entro quella data, convincere l'Europa che un processo di rientro è in corso.

Ed è meglio che riesca nel suo intento. Se la procedura fosse infatti aperta e arrivasse a una condanna (dopo comunque un lunghissimo iter, non meno di 12-18 mesi) per l'Italia sarebbero dolori. Tre le sanzioni previste dall'articolo 126 del Trattato di Roma (commi 3-11): una multa che può arrivare sino allo 0,50% del Pil, circa 9 miliardi; un congelamento dei Fondi strutturali (8-9 miliardi all'anno) e la possibile richiesta della Commissione alla Banca europea degli investimenti (BEI) di una revisione della politica dei prestiti verso l'Italia (9-10 miliardi annui). Meglio non arrivare a quel punto, in poche parole.

* Banchiere fiorentino del XIII secolo. Padre di Beatrice, musa ispiratrice di Dante Alighieri